Un Re si ammalò molto gravemente. Chiamò tanti medici, e loro gli dissero:
“Maestà, per guarire deve procurarsi una penna dell’Orco. È un rimedio molto difficile da ottenere, perché l’Orco, ogni volta che vede una persona, se la mangia.”
Il Re annunciò la cosa a tutto il regno, ma nessuno aveva il coraggio di partire. Allora chiese a un suo servitore, un uomo fedele e molto coraggioso. Lui rispose subito: “Andrò io.”
Gli spiegarono la strada:
“In cima a una montagna ci sono sette buche. In una di queste sette vive l’Orco.”
L’uomo partì e, lungo la strada, arrivò il buio. Si fermò a una locanda e, chiacchierando, il locandiere gli disse:
“Se proprio vai dall’Orco… potresti portare una penna anche a me? Dicono che faccia molto bene.”
“Sì, gliela porto volentieri,” disse l’uomo.
“E… se riesci a parlare all’Orco, domandagli che fine ha fatto la mia bambina. È sparita tanti anni fa e non so più dove sia.”
Il mattino dopo l’uomo riprese il viaggio. Arrivò a un fiume e chiamò il barcaiolo per attraversare. Durante il tragitto, il barcaiolo gli disse:
“Mi porteresti una penna anche a me? Dicono che porti fortuna.”
“Certo.”
“E… puoi anche chiedergli come mai da tanti anni non riesco più a lasciare questa barca?”
“Glielo domanderò.”
Continuando la strada, l’uomo si fermò a una fontana per mangiare un po’ di pane. Arrivarono due signori vestiti molto bene e si misero a parlare con lui.
“Perché non porti una penna anche a noi?”
“Perché no?” disse l’uomo.
“E puoi anche chiedergli perché la nostra fontana d’oro e d’argento, che un tempo zampillava meraviglie, adesso è completamente asciutta?”
“Glielo domanderò senz’altro.”
Ripartì, e quando tornò buio arrivò a un convento. Bussò e i frati gli diedero ospitalità. Raccontò tutto. Il Priore gli disse:
“Galantuomo, sapete bene tutte le condizioni? Perché l’Orco non è una creatura qualunque.”
“So che ci sono sette buche e che devo bussare alla porta sotto la settima.”
“Vi manca una cosa importantissima.”
E gli spiegò:
“Dovete scendere nella settima buca solo a mezzogiorno preciso. A quell’ora l’Orco non c’è. Ci sarà la sua sposa, che è una brava ragazza e potrà aiutarvi. L’Orco, invece, vi mangerebbe subito. Vi daremo una candela e dei fiammiferi: laggiù c’è un buio fitto.”
Poi il Priore aggiunse:
“E domandate per noi una cosa. Da dieci anni viviamo sempre litigando, senza pace. Perché succede?”
La mattina seguente l’uomo salì la montagna. Alle undici era in cima e si riposò. Quando l’orologio suonò mezzogiorno, entrò nella settima buca, accese la candela e vide una porta. Bussò.
Gli aprì una bellissima ragazza.
“Chi sei? Chi ti ha portato qui? Se mio marito ti vede ti mangia!”
“Sono venuto per prendere delle penne. Se ci riesco, bene. Se mi mangia… pazienza.”
La ragazza sospirò:
“Io vivo qui da anni e non ce la faccio più. Se fai attenzione, possiamo scappare insieme. Ti nasconderò sotto il letto. Quando lui verrà a dormire, gli strapperò io le penne. Quante te ne servono?”
“Quattro,” rispose l’uomo, raccontandole tutto: il Re, il locandiere, il barcaiolo, i due signori, i frati e le loro domande.
Mangiarono insieme e la giovane preparò la cena per l’Orco.
“Quando ha fame sente l’odore dei cristiani. Dopo aver mangiato non lo sente più. Se no, povero te!”
Alle sei la porta tremò per un grande rumore: era l’Orco. L’uomo si infilò sotto il letto.
L’Orco entrò ringhiando:
*“Mucci mucci, Qui c’è puzza di cristianucci. O ce n’è o ce n’è stati. O ce n’è di rimpiattati.”
“Ma no!” disse la moglie. “È solo la fame, su, mangia.”
L’Orco mangiò, ma continuò a sentire odore di cristiano e girava per la casa annusando. Alla fine andò a letto. Quando dormì, la moglie tirò via una penna e la passò sotto il letto all’uomo.
“Ahi! Mi spenni!”
“Oh… stavo sognando…”
“Che cosa sognavi?”
“Sognavo quel convento: da dieci anni i frati litigano e non stanno più in pace…”
“Non è un sogno, è vero,” disse l’Orco. “Tra loro c’è il Diavolo travestito da frate. Se cominciassero a fare buone azioni, si accorgerebbero di chi è.”
La moglie gli strappò la seconda penna.
“Ahi! Di nuovo!”
“Stavo sognando…”
“Cosa ora?”
“La fontana dei due signori… era secca…”
“È vero anche questo. È turata. Se scavassero piano, troverebbero una palla con attorno una biscia addormentata. Basta schiacciare la testa della biscia: la fontana tornerebbe a zampillare oro e argento.”
La terza penna venne via.
“Ancora?! Mi vuoi spennare!”
“Sognavo un barcaiolo che non riesce mai a lasciare la sua barca…”
“Per forza! Non ha mai capito che deve scendere lui per primo, dopo che il passeggero paga!”
La moglie strappò la quarta penna.
“Basta! Cosa sognavi stavolta?”
“Un locandiere che aspetta da anni sua figlia…”
L’Orco disse:
“Sognavi proprio tuo padre: tu sei la figlia del locandiere.”
Al mattino presto l’Orco uscì e la giovane aiutò l’uomo a scappare con lei e le quattro penne.
Passarono dal convento e dissero ai frati:
“L’Orco ha detto che uno di voi è il Diavolo. Fate tante buone azioni e scapperà.”
E così fu.
Poi andarono dai due signori e mostrarono loro come liberare la fontana: funzionò.
Poi dal barcaiolo, a cui diedero la penna e la spiegazione.
Infine raggiunsero la locanda.
“Locandiere, ho la penna… e anche tua figlia!”
Il locandiere volle subito darla in sposa all’uomo.
“Prima porto la penna al Re e chiedo il permesso,” disse lui.
Il Re guarì e lo ricompensò due volte. L’uomo tornò alla locanda per sposarsi.
Ma l’Orco si era accorto della fuga e correva furioso per riprendere la giovane e mangiare tutti. Arrivò al fiume, saltò nella barca e pagò il barcaiolo.
Il barcaiolo, finalmente consapevole, scese per primo… e l’Orco rimase intrappolato nella barca, per sempre.
L’uomo e la giovane continuarono il viaggio verso casa, dopo pochi giorni si sposarono, e vissero felici e contenti.
Fiaba tratta dall’originale di Italo Calvino, “L’Orco con le penne (Garfagnana Estense)”.
* Rimpiattati: Mettere una cosa o una persona in luogo angusto (dove stia quasi piatta), per nasconderla alla vista altrui e fare in modo che sia difficile trovarla.








