C’erano una volta, in un piccolo paesino dell’800 fatto di casette di pietra e strade di terra, due amici inseparabili. Si volevano bene come fratelli e un giorno fecero una promessa solenne:
“Chi di noi due si sposerà per primo dovrà chiamare l’altro come testimone, anche se dovesse trovarsi dall’altra parte del mondo!”
Passarono gli anni, ma uno dei due morì giovane. L’altro, dopo molto tempo, si innamorò e decise di sposarsi. Ma ricordandosi della promessa si sentì in colpa: come poteva rispettarla se il suo amico non c’era più?
Così andò dal parroco del paese:
“Padre, avevo promesso al mio migliore amico che sarebbe stato il mio compare di nozze. Ma lui ora è morto. Che devo fare?”
Il parroco rispose serio:
“Una promessa va mantenuta. Vai alla sua tomba e invitalo: sarà lui a decidere se venire o no.”
Il giovane andò al cimitero, davanti alla croce di legno che segnava la tomba, e disse a bassa voce:
“Amico mio, è arrivato il momento! Vieni a farmi da testimone, come ci eravamo promessi!”
All’improvviso la terra tremò e il suo amico riapparve, sorridendo.
“Eccomi! Una promessa è sacra, e io mantengo la mia parola.”
Il matrimonio fu gioioso, e al banchetto l’amico raccontò storie divertenti, ma non una parola su ciò che aveva visto nell’aldilà. Lo sposo era curioso, ma non osava domandare.
A fine festa, l’amico disse:
“Adesso che ti ho fatto questo favore, riaccompagnami alla tomba’.”
Lo sposo esitò:
“Sì ma facciamo presto… È la mia prima notte con la sposa.”
Dopo averla salutata con un bacio, lo seguì fino al cimitero. E lì, prendendo coraggio, gli chiese:
“Com’è il mondo dei morti?”
Il compare lo guardò serio:
“Non posso dirti nulla. Ma se vuoi davvero sapere, vieni con me.”
La tomba si aprì di nuovo e lo sposo, curioso, entrò.
L’amico lo condusse in luoghi meravigliosi: palazzi di cristallo con porte d’oro, fiumi che scorrevano di vino, alberi che invece delle foglie avevano uccellini colorati che cantavano. C’erano angeli che danzavano felici e stelle splendenti da vicino.
“È incredibile!” esclamava lo sposo.
Ma poi si ricordò:
“Devo tornare da mia moglie, sarà in pensiero per me.”
Così l’amico lo riaccompagnò alla tomba.
Quando uscì, però, non riconobbe più nulla. Al posto delle casette basse di pietra c’erano palazzi altissimi dalle forme strane, alcuni a spirale, altri che sembravano fatti di vetro e luce. Nel cielo volavano bizzarre macchine, come carrozze sospese nell’aria, e astronavi partivano verso lo spazio lasciando scie luminose. Le strade non erano più di terra, ma di un materiale lucente e strano, e persone vestite con abiti mai visti camminavano con strani oggetti luminosi tra le mani.
Lo sposo si fermò, confuso:
“Ma… dove sono? Questo non è il mio paese!”
Chiese a un passante:
“Scusi, dov’è la casa dello sposo che si è sposato ieri?”
Il passante rise:
“Ieri? Qui non si è sposato nessuno che io sappia. Ma potete chiedere al Vescovo della metropoli”
Venne così portato dal Vescovo, che aprì enormi libri polverosi. Dopo aver cercato a lungo, trovò un’antica scrittura che raccontava la storia di un ragazzo che spari nel cimitero dopo essersi sposato. Era successo trecento anni prima!
Il giovane impallidì, cadde a terra e svenne.
Al suo risveglio raccontò tutto quello che gli era accaduto, e la gente del luogo non faceva altro che parlare del ragazzo venuto dal passato e, incuriosita dalla sua storia, vollero aiutarlo. Lo condussero davanti a un grande palazzo lucente, dove gli scienziati custodivano una macchina del tempo, usata solo in casi di estremo bisogno.
Uno di loro spiegò:
“Non possiamo usarla per tutti… ma tu sei diverso. Sei arrivato qui per mantenere una promessa d’amicizia. E ora devi tornare da chi ti ama.”
Lo fecero salire su una cabina di metallo, con un’orologio sopra e luci colorate al suo interno. In un istante, il giovane si ritrovò davanti alla sua casa del paesino, la sera stessa del matrimonio. La sua sposa lo aspettava sulla porta, con le lacrime agli occhi.
“Credevo di averti perso!” disse abbracciandolo forte.
“Non ti perderò mai. L’amicizia mi ha portato lontano… ma l’amore mi ha riportato da te.”
Morale della favola
Le promesse vere e l’amore sincero hanno una forza più grande del tempo. Ciò che nasce dal cuore trova sempre la strada per tornare a casa.
Tratta dalla fiaba originale di Italo Calvino “Una notte in Paradiso (Friuli)“. Rivisitate alcune parti e il finale in cui il protagonista muore dopo aver incontrato il Vescovo.








