C’era una volta un Re che aveva una figlia bella come il sole di nome Risella. Tutti i principi del mondo avrebbero voluto sposarla, ma c’era un problema: la principessa non rideva mai.
Un giorno, durante una grande festa al castello, tutti si divertivano tranne lei. Rimaneva seria, senza sorridere neanche un po’.
Il Re le chiese:
“Figlia mia, sei arrabbiata?”
“No, padre.”
“E allora perché non ridi?”
La ragazza rispose:
“Non riderei neanche per tutto l’oro del mondo”
A quelle parole il Re ebbe un’idea:
“E allora faremo un patto. Chi riuscirà a farti ridere, potrà sposarti.”
La Principessa annuì e aggiunse:
“Va bene. Machi ci proverà e fallirà… perderà la testa!
E così si sparse la voce in tutto il regno. Molti principi e uomini ricchi provarono a farla ridere… ma nessuno ci riuscì, e tutti ebbero la peggio.
In un piccolo paese, un giovane figlio di un povero ciabattino sentì parlare della sfida. Lo chiamavano “il puzzoso” perché era troppo povero per lavarsi.
“Voglio andare io a far ridere la Principessa!” disse.
Il padre scosse la testa: “Figlio mio, ti ammazzeranno! Non dire sciocchezze.”
Ma il ragazzo non cambiò idea: “Voglio diventare Re!”
Il padre rise: “Un Re che puzza così!?”
Il giorno dopo il ragazzo si presentò:
“Padre, io parto. Datemi tre pani, tre monete di rame e una borraccia d’acqua per il viaggio”
E partì davvero.
Cammina e cammina, il ragazzo incontrò una vecchia affamata.
“Hai qualcosa da mangiare?” chiese lei.
Il giovane le diede i suoi pani, uno dopo l’altro, finché non restò senza.
Poco dopo incontrò una povera donna in stracci:
“Mi daresti qualche moneta per vestirmi? Ho tanto freddo.”
Il ragazzo le diede tutte e tre le sue monete.
Infine, incontrò una vecchietta assetata:
“Ho molta sete, vorrei solo un goccio d’acqua, ti prego.”
Il giovane le offrì tutta la sua borraccia.
La donna bevve e si trasformò in una bellissima fanciulla con una stella tra i capelli.
“Sono la stessa donna che hai aiutato tre volte. Ho notato il tuo buon cuore e voglio aiutarti. Ti dono questa oca magica e quando qualcuno la tocca e strilla: “Quaquà!” tu dovrai dire subito: “Attaccati là!” e la bella fanciulla sparì.“
Con la sua oca, il ragazzo arrivò a un’osteria. Di notte le figlie dell’oste, vedendo l’animale, cercarono di rubargli le piume durante il sonno… ma appena la toccarono:
“Quaquà!” fece l’oca.
“Attaccati là!” disse il giovane.
E rimasero incollate.
La mattina dopo, il ragazzo camminava per la strada con l’oca e le due ragazze appese in pigiama. Arrivò un prete e le rimproverò di come andassero in giro:
“Vergognatevi! Venite qui!”
Toccò l’oca e… “Quaquà!” “Attaccati là!”
Poi passò un calderaio con pentole e padelle:
“Che scena ridicola!” disse, cercando di dividerli. Ma toccò l’oca e… “Quaquà!” “Attaccati là!”
Ora la fila era lunga: il ragazzo, l’oca, due ragazze, un prete e un uomo carico di pentole!
Quella mattina la Principessa guardava dal balcone, come sempre. Appena vide quel corteo buffissimo, scoppiò in una risata enorme, che non riusciva a fermare.
Il Re, la Corte e perfino i servitori si misero a ridere fino alle lacrime.
In quel momento, l’oca e tutte le persone attaccate sparirono, e rimase solo il giovane.
Il Re lo guardò: “Bravo ragazzo, ti prendo come servitore.”
Ma lui rispose: “Io non voglio fare il servitore. Voglio sposare la Principessa.”
Il Re allora lo fece lavare e vestire bene. Trasformato, era così bello che la Principessa se ne innamorò subito.
Il giovane tornò a prendere suo padre il ciabattino e lo portò al palazzo. Poco dopo si celebrarono le nozze, con feste e musica per giorni e giorni.
Morale della fiaba
La gentilezza e il cuore buono valgono più della ricchezza e della bellezza.
Chi aiuta gli altri senza aspettarsi nulla in cambio, alla fine riceve sempre la sua ricompensa.
Tratta dalla fiaba originale di Italo Calvino “Quaquà! Attaccati là! (Friuli)”.








