C’era una volta un Re che aveva tre figli e li amava tantissimo. Un giorno, mentre era a caccia insieme al suo Primo Ministro, si sentì stanco e si sdraiò sotto un grande albero per riposare. Si addormentò profondamente e, quando si svegliò, la prima cosa che cercò fu la sua corona. Ma non era più sulla sua testa, né accanto a lui, né nel suo sacco da caccia.
Il Re, furioso, chiamò subito il Primo Ministro:
“Chi mi ha preso la corona?”
Il Primo Ministro, impaurito, rispose:
“Maestà, non oserei mai toccare la sua corona! E non ho visto nessuno che l’abbia portata via!”
Il Re non gli credette e, accecato dalla rabbia, lo fece condannare a morte, anche se l’uomo era innocente. In realtà, la colpevole era la Fata Alcina, la Regina delle Fate, che si divertiva a fare dispetti.
Il Re, senza corona, si vergognava troppo a mostrarsi al popolo. Così si chiuse nella sua stanza e ordinò che nessuno lo disturbasse. I suoi tre figli non capivano cosa stesse succedendo.
Un giorno il figlio maggiore disse:
“Perché nostro padre è sempre chiuso in camera? Dev’essergli successo qualcosa di grave. Vado a vedere se riesco a consolarlo.”
Entrò, ma il Re lo cacciò via urlando e quasi gli diede uno schiaffo.
Provò anche il secondogenito, ma subì la stessa sorte.
Infine toccò al più giovane, che si chiamava Beniamino, e che era il preferito del padre. Entrò piano nella stanza e disse dolcemente:
“Papà, dimmi cosa ti affligge. Forse posso aiutarti.”
Il Re sospirò:
“A te racconterei tutto… ma questa è un’onta troppo grande.”
Beniamino, deciso, rispose:
“Se non mi racconti il tuo dolore, piuttosto che vederti soffrire, mi ucciderò!” .
Il Re spaventato gridò:
“Fermati, figlio mio! Ti dirò tutto!”
Gli raccontò così la storia della corona perduta, pregandolo però di non dirlo ai fratelli.
Beniamino lo ascoltò attentamente e poi disse:
“So chi è stata! È la Fata Alcina, che si diverte a rubare e fare dispetti. Andrò in giro per il mondo finché non la troverò. O tornerò con la corona, o non mi vedrete mai più.”
Così, montò a cavallo, preparò una borsa di denaro e partì.
Le tre strade misteriose
Arrivato a un crocevia, vide tre pietre con tre scritte diverse.
La prima diceva: “Chi va di qua tornerà.”
La seconda: “Chi va di qua, chissà.”
La terza: “Chi va laggiù, non tornerà più.”
Beniamino ci pensò un po’ e poi decise coraggiosamente di imboccare la terza strada.
All’inizio la strada era buona, ma presto comparvero spine, sassi, serpenti, insetti e animali feroci. Il cavallo non riusciva ad andare avanti. Beniamino lo legò a un albero, lo accarezzò e gli disse quasi piangendo:
“Forse non ci vedremo mai più… addio, amico mio.”
E continuò a piedi.
Dopo molto cammino, trovò una casetta e bussò alla porta.
“Chi è?” chiese una voce dall’interno.
“Un povero cavaliere senza cavallo che chiede un po’ di cibo.”
Gli aprì una vecchietta che lo guardò sorpresa e disse:
“Che ci fai qui, ragazzo? Se arriva mia figlia ti mangerà! Io sono la madre della Bora, il vento impetuoso. Aspetta qui, ti porto qualcosa da mangiare.”
Mentre cenava, Beniamino le raccontò la sua missione. La vecchia, che in fondo era buona, decise di aiutarlo. Lo nascose sotto il letto, e quando arrivò la Bora, saziò prima la figlia con tanto cibo. Poi le parlò del giovane.
La Bora, ormai senza fame, si incuriosì e promise di non fargli del male. Quando Beniamino uscì, la Bora disse:
“Ho visto la corona di tuo padre! È sopra il letto della Fata Alcina. Con lei ci sono anche uno scialle di stelle e una mela d’oro che suona musica. Erano di due Regine che Alcina ha fatto prigioniere in un pozzo.”
Poi la Bora gli diede una bottiglia per addormentare il guardiano e una lettera di raccomandazione per il giardiniere del palazzo, che era suo padre.
Beniamino seguì le istruzioni, fece addormentare il guardiano e incontrò il giardiniere.
L’uomo lo avvisò:
“Per le scale ci sono due guerrieri che uccidono chiunque passi, tranne me quando porto i fiori.”
Allora Beniamino si travestì da giardiniere, prese un vaso di rose così grande da coprirgli il volto, e salì le scale. Passò indenne tra i due mori ed entrò nella stanza della Fata.
Alcina dormiva profondamente. Beniamino prese la corona, lo scialle di stelle e la mela d’oro. Ma la Fata era così bella che gli venne voglia di baciarla. Si chinò, ma all’improvviso la mela d’oro cominciò a suonare e lui spaventato scappò via. Fece bene, perché chiunque avesse baciato la Fata sarebbe diventato una statua di marmo!
Sulla via del ritorno, Beniamino trovò un pozzo senza fondo. Attorno girava un’oca gigante con ali così grandi da coprire una persona. L’oca capì le sue intenzioni e lo portò giù in fondo al pozzo, dove erano imprigionate le due Regine.
Beniamino restituì loro lo scialle di stelle e la mela d’oro.
“Siete libere! Venite con me.”
Le due Regine salirono insieme a lui sotto le ali dell’oca, che volò fuori dal pozzo fino al cavallo legato all’albero.
Beniamino tornò da suo padre con la corona e le due Regine. Il Re, pieno di gioia, gli pose la corona sul capo:
“È tua, figlio mio, e te la sei meritata!”
Beniamino sposò la più bella delle due Regine e nel regno si fecero grandi feste.
Morale della storia
Con coraggio, bontà e intelligenza si possono affrontare anche le prove più difficili. E chi non si arrende mai, alla fine, riesce a vincere.
Tratta dalla fiaba originale “La corona rubata (Dalmazia)” di Italo Calvino








