C’erano una volta due gattini che vivevano in una grande casa di pietra ai margini di una foresta scura. Frappy, la mamma gatta, aveva un manto tutto nero come il cielo senza stelle, mentre Natty, il suo piccolo, era bianco con macchie nere sparse qua e là, come impronte di inchiostro su un foglio.
La casa apparteneva a Grugno, un orco burbero e solitario, che non mostrava mai affetto ai due gattini ma si prendeva cura di loro a modo suo. Ogni giorno si recava nei villaggi vicini per saccheggiare pollai, orti e cacciare nei boschi, per poi tornare a casa e riempire le loro ciotole; in cambio chiedeva solo una cosa: che Frappy cantasse per lui.
L’orco, nonostante il suo carattere rude e aspro, aveva un debole per la voce soave di Frappy. Quando la notte calava e il fuoco del camino danzava sulle pareti, si sedeva sulla sua vecchia sedia e diceva:
“Frappy, canta. La tua voce è l’unica cosa che calma questo mio cuore irrequieto.”
Frappy, con amore materno e dolcezza, si accoccolava accanto a Natty e iniziava a cantare. La sua voce era come una carezza del vento e Grugno si addormentava con un sorriso, sembrando quasi un orco gentile.
Un giorno però, la pace della casa venne spezzata dall’arrivo di valorosi cavalieri e di un potente mago, chiamati dagli abitanti del vicino villaggio che, stanchi dei continui furti dell’orco, volevano cacciarlo dalle loro terre.
“L’orco deve andarsene! Siamo stanchi delle sue razzie!” gridarono gli abitanti.
Il sole era appena sorto quando i cavalieri e il mago giunsero alla casa. La battaglia fu feroce: le spade brillavano come fulmini, la magia faceva tremare il suolo, e il ruggito dell’orco risuonava nella foresta. Frappy e Natty, spaventati, si nascosero sotto un tavolo. Le pietre crollavano, il fuoco si spegneva, e in poco tempo della casa non rimase più nulla.
L’orco era stato cacciato lontano, tanto lontano che la foresta tornò silenziosa.
I due gattini uscirono pian piano dal nascondiglio, davanti a loro c’erano solo macerie e fumo. La casa era scomparsa, e non sapevano dove andare.
Si guardarono negli occhi, con un piccolo miagolio triste, poi si strinsero l’uno all’altro.
“Mamma, dove andiamo adesso?” sussurrò Natty con voce tremante.
Davanti a loro si stendeva la foresta, vasta e fredda. Non avevano mai vissuto all’aperto e non sapevano cosa fare. Si inoltrarono tra gli alberi fino a trovare una vecchia quercia marcia con un buco alla base.
“Per ora staremo qui, Natty. È tutto quello che abbiamo.” disse Frappy, cercando di nascondere la sua preoccupazione.
I giorni passavano lenti e faticosi. Frappy e Natty mangiavano quello che trovavano: qualche bacca, foglie, e piccole prede che riuscivano a catturare. Ma la fame continuava a mordere i loro pancini, e il freddo della notte li avvolgeva come una coperta ghiacciata.
Una notte di luna piena, Frappy si alzò in silenzio e si allontanò dalla tana. Salì sul colle, fino al ciglio del burrone che dava sulla foresta illuminata dalla luna. Guardò il cielo stellato e, per la prima volta, si sentì libera di cantare.
La sua voce si sparse come un filo di seta nella notte, scivolando tra i rami degli alberi e le tane degli animali. Cervi, volpi, lupi e conigli si fermarono ad ascoltare. Sembrava che fosse la luna stessa a cantare, tanto era dolce e profonda quella melodia.
“Chi è che canta? È il canto della luna o uno spirito della foresta?” si domandavano gli animali, guardandosi intorno.
Ogni notte, Frappy tornava su quel promontorio a cantare con Natty che la seguiva, il suo canto cullava la foresta intera, facendo addormentare anche i più inquieti.
“Devo trovare chi ha questa voce meravigliosa!” disse un giovane cervo con le corna lucenti.
“Non è la luna! Viene da lì!” ululò un lupo, puntando il muso verso il burrone.
E così, durante una notte luminosa, tutti gli animali della foresta si riunirono: cervi maestosi, conigli saltellanti, volpi astute e lupi silenziosi.
Seguendo la melodia, raggiunsero il ciglio del burrone e rimasero senza parole quando videro chi cantava: Frappy con accanto il piccolo Natty.
“Sono… due gattini?!” sussurrò una volpe incredula.
Frappy interruppe il canto, spaventata dalla folla di animali. Si strinse a Natty e gli sussurrò:
“Non aver paura, piccolo. Non ti accadrà nulla.”
Il cervo fece un passo avanti e disse:
“Non temete. Abbiamo sentito il vostro canto e vogliamo ringraziarvi. La foresta non è mai stata così serena come quando canti. Ma… voi avete bisogno di aiuto, vero?”
Frappy annuì, con gli occhi pieni di lacrime.
“Abbiamo perso la nostra casa e non sappiamo come sopravvivere.”
Il lupo parlò con voce profonda:
“Non resterete più soli. Nella nostra foresta c’è un rifugio dove tutti gli animali vivono insieme. Avrete cibo, calore e sicurezza. Venite con noi.”
E così, guidati dagli animali, Frappy e Natty trovarono una nuova casa.
Era una radura nascosta, piena di tane e piccole grotte, dove la luce della luna filtrava delicatamente tra i rami. I micetti vennero accolti con amore e gentilezza.
Da quella notte, Frappy miagolò e cantò per tutti gli abitanti del rifugio. Ogni sera, mentre il cielo si riempiva di stelle e la luna brillava alta, la sua voce cullava ogni creatura nel sonno più sereno.
Natty, accoccolato accanto alla sua mamma, sussurrava:
“Mamma, sei tu la voce della luna.”
Morale della fiaba
Anche nei momenti più difficili, la gentilezza e il talento che doniamo agli altri ci aiuteranno a trovare il nostro posto nel mondo. Quando condividiamo ciò che abbiamo, il cuore di chi ci ascolta si riempie di amore e speranza.
(Fiaba dedicata con affetto a Francesca e Nathan)








