C’era una volta un Re che aveva una figlia golosissima di fichi. Le piacevano così tanto che non smetteva mai di mangiarli!
Un giorno il Re mise fuori un bando:
“Chi riuscirà a far stufare mia figlia di fichi, la sposerà!”
Tanti provarono, ma nessuno ci riusciva. Ogni volta che qualcuno le portava un paniere di fichi, la principessa se li mangiava tutti in un lampo e chiedeva: “Ancora!”
Un giorno, in un campo, c’erano tre fratelli che stavano vangando la terra. Il più grande, stanco, disse:
“Basta, non voglio più vangare! Voglio provare io a stufare la figlia del Re con i fichi!”
Salì su un fico, riempì un bel paniere e si mise in cammino. Lungo la strada incontrò un vicino che gli disse:
“Mi daresti un fico?”
“Non posso,» rispose il fratello grande, “voglio stufare la figlia del Re e non so se me ne basteranno!”
Quando arrivò al palazzo e mise i fichi davanti alla principessa, lei iniziò subito a mangiare. Se non faceva in tempo a tirarle via il paniere, si sarebbe mangiata anche quello! Così tornò a casa sconsolato.
Il fratello di mezzo, vedendolo tornare, disse:
“Anche io mi sono stufato di vangare. Vado io a provare!”
Salì sul fico, riempì un paniere e si avviò verso il castello. Anche lui incontrò il vicino, che gli chiese:
“Mi daresti un fico?” Ma il secondo fratello non rispose nemmeno e tirò dritto.
Arrivò al palazzo, mise i fichi davanti alla principessa e, come il fratello, dovette scappare via per non farsi mangiare anche il paniere.
Allora il più piccolo disse: “Ora ci provo io!”
Salì sul fico, raccolse i fichi più belli e partì. Lungo la strada incontrò lo stesso vicino, che gli disse:
“Mi daresti un fico?”
“Certo, anche tre! “ rispose gentilmente il fratellino, porgendogli il paniere.
Il vicino, contento, mangiò un fico, poi tirò fuori una bacchetta e gliela diede dicendo:
“Quando sarai dalla principessa, se il paniere si svuota, batti la bacchetta per terra e si riempirà di nuovo!”
Il ragazzo arrivò al palazzo e offrì i fichi alla principessa. Lei li divorò tutti in un attimo, ma lui batté la bacchetta per terra e… magia! il paniere tornò pieno.
La principessa continuò a mangiare e lui continuò a riempire il paniere. Dopo un po’, la principessa scoppiò a dire:
“Uff, basta! Di questi fichi non ne posso più!”
Allora il Re, contento ma furbo, disse:
“Hai vinto, ma per sposare mia figlia devi andare a invitare sua zia, che vive al di là del mare!”
Il ragazzo rimase molto deluso e tornò verso casa. Sulla strada, incontrò di nuovo il vicino e gli raccontò tutto.
Il vicino gli diede una trombetta e disse:
“Vai sulla riva del mare e suona questa trombetta. La zia sentirà il suono e verrà da te.”
Il ragazzo fece come gli aveva detto. Andò sul mare, suonò la trombetta e… dal mare emerse la zia della principessa! Lui la accompagnò fino al palazzo del Re.
Il Re, vedendola arrivare, disse:
“Bravo! Ma per sposare mia figlia devi portarmi l’anello d’oro che è caduto in fondo al mare.”
Il ragazzo tornò ancora dal vicino, che gli disse:
“Torna sulla riva del mare e suona la trombetta.”
Così fece. E questa volta saltò fuori un pesce che aveva l’anello d’oro in bocca!
Il Re prese l’anello e disse:
“Bravo di nuovo. Ma ora devi portare nel bosco questo sacco con tre lepri. Devono pascolare per tre giorni e tre notti, e poi le riporti qui per il banchetto di nozze.”
Il ragazzo accettò, ma dentro di sé pensava: “Come farò a riprenderle nel bosco?”
Quando tornò a casa, il vicino lo vide e gli disse:
“Alla sera, suona la trombetta e le lepri torneranno da sole dentro il sacco.”
Il ragazzo andò nel bosco, lasciò correre le tre lepri e le fece pascolare per tre giorni e tre notti. Ma al terzo giorno arrivò la zia, travestita per non farsi riconoscere, e gli disse:
“Cosa fai, bel giovane?”
“Bado a tre lepri.”
“Vendimene una.”
“Non posso.”
“Ti do cento monete d’oro.”
Il ragazzo accettò, prese le cento monete e le diede una lepre. Ma appena la zia si allontanò, lui suonò la trombetta e la lepre scappò dalle sue mani, tornò correndo nel bosco e rientrò nel sacco!
Il giorno dopo arrivò la principessa, anche lei travestita, e disse:
“Che fai qui?”
“Bado a tre lepri.”
“Vendimene una”.
“Non posso.”
“Ti do trecento monete d’oro!”
Il ragazzo accettò, ma appena lei si allontanò, suonò la trombetta e la lepre scappò di nuovo, tornando nel sacco.
Poi arrivò persino il Re, travestito anche lui, e disse:
“Cosa fai, giovanotto?”
“Bado a tre lepri.”
“Vendimene una.”
“Tremila monete d’oro.”
Il Re gliele diede, prese la lepre e se ne andò. Ma il ragazzo, appena lui fu lontano, suonò la trombetta e la lepre tornò nel sacco anche quella volta!
Passati i tre giorni e le tre notti, il ragazzo riportò il sacco al Re. Ma il Re non era ancora soddisfatto e disse:
“Hai superato tutte le prove, ma te ne manca una: devi riempire questo sacco di verità!”
Il ragazzo tornò dal vicino, che gli disse:
“Tu sai bene quello che è successo nel bosco. Raccontalo davanti al Re e il sacco si riempirà!”
Così fece. Tornò al palazzo, e il Re tenne aperto il sacco mentre il ragazzo raccontava:
“È venuta la zia e ha comprato una lepre per cento monete, ma le è scappata ed è tornata nel sacco; è venuta sua figlia e ha comprato una lepre per trecento monete, ma le è scappata ed è tornata nel sacco; è venuto lei, Maestà, e ha comprato una lepre per tremila monete, ma anche quella le è scappata ed è tornata nel sacco!”
Ogni parola era vera… e il sacco si riempì fino all’orlo!
Allora il Re, finalmente convinto, disse:
“Hai detto solo la verità. Meriti di sposare mia figlia!”
E così ci fu un grande matrimonio e una festa che durò tre giorni e tre notti.
Morale della storia
Essere gentili, sinceri e generosi porta sempre lontano.
Chi aiuta gli altri con il cuore puro, riceve in cambio fortuna e felicità.
Tratta dalla fiaba originale “La figlia del Re che non era mai stufa di fichi (Romagna)” di Italo Calvino








