Il nostro primo volume è uscito!

Il gobbo Tabagnino e l’Uomo Selvatico mangiauomini – Fiaba di Calvino

Fiaba del Gobbo Tabagnino, una storia di astuzia e coraggio dove un povero ciabattino inganna l’Uomo Selvatico e trova fortuna.

C’era una volta un povero ciabattino di nome Tabagnino. Era piccolo, un po’ gobbo, ma con un cuore grande e una mente furba. Non riusciva però a guadagnare abbastanza per vivere: nessuno gli portava mai neanche una scarpa da rattoppare!

Così, un giorno, decise di partire per il mondo in cerca di fortuna.

Cammina e cammina, quando arrivò la sera non sapeva dove dormire. In lontananza vide una piccola luce e pensò di avvicinarsi. Seguì il lumino finché giunse davanti a una casa e bussò piano.

Aprite la porta una donna gentile, ma appena lo vide sbiancò.
“Andatevene subito!” gli disse sottovoce. “Questa è la casa dell’Uomo Selvatico! È terribile: mangia chiunque trovi!”

Tabagnino, stanco e infreddolito, la pregò:
“Vi scongiuro, signora! Non ho dove andare. Vi prometto che starò zitto e nascosto, ma lasciatemi restare!”

La donna si commosse e rispose:
“Va bene, poverino. Ti nasconderò sotto la cenere del camino. Ma stai fermo e non fare rumore!”

Lo coprì con la cenere calda e poco dopo si sentì un gran rumore alla porta. Era l’Uomo Selvatico che tornava a casa.

Appena entrò, fiutò l’aria e disse:
“Ucci ucci, sento odor di cristianucci! O ce n’è o ce n’è stati, o ce n’è di rimpiattati!”

La moglie cercò di distrarlo:
“Ma no! Vieni a tavola, ho fatto i tuoi maccheroni preferiti!”

L’Uomo Selvatico si mise a mangiare con gran gusto, e ne divorò così tanti che alla fine disse:
“Basta, sono pieno! Quelli avanzati, dalli pure a chi si nasconde in casa”

La moglie allora rispose:
“C’è un povero viandante che ha chiesto riparo per la notte. Se prometti di non mangiarlo, lo faccio uscire.”
“Fallo pure uscire,” brontolò l’Uomo Selvatico.

Così la donna tirò fuori Tabagnino da sotto la cenere. Il povero gobbo, coperto di polvere e tremante, si mise a tavola e mangiò i maccheroni avanzati.

L’Uomo Selvatico gli disse con tono minaccioso:
“Per stasera non ho più fame… ma domattina, se non sarai sparito, ti mangio in un solo boccone!”

Tabagnino, che era furbo, cominciò a chiacchierare con lui per farlo parlare:
“Che bella coperta che avete sul letto!”
“È tutta ricamata d’oro e d’argento, con una frangia d’oro,” rispose l’Uomo Selvatico fiero.
“E quel comò laggiù?”
“Dentro ci sono due sacchi pieni di monete d’oro.”
“E quella bacchetta vicino al letto?”
“È magica: fa venire il bel tempo quando voglio.”
“E quella voce che si sente?”
“È il mio pappagallo, parla come una persona!”

Tabagnino non si trattenne dal dire:
“Avete davvero delle cose meravigliose!”
“Eh già!” rispose l’Uomo Selvatico. “E nella stalla ho pure una cavalla che corre come il vento!”

Dopo cena la donna riportò Tabagnino nel suo nascondiglio sotto la cenere. All’alba, lo svegliò e gli sussurrò:
“Scappa presto, prima che mio marito si svegli!”

Il gobbo la ringraziò e partì.

Cammina e cammina, arrivò al palazzo del Re di Portogallo. Il Re, incuriosito, lo fece entrare e ascoltò la sua storia. Quando sentì parlare dei tesori dell’Uomo Selvatico, gli venne una grande voglia di averli.

“Ascolta, Tabagnino,” disse il Re. “Ti lascerò vivere nel mio palazzo e ti tratterò bene… ma in cambio voglio quella coperta d’oro e d’argento. Portamela, oppure perderai la testa!”

Il povero gobbo tremò:
“Maestà, quello mangia gli uomini! Mi mandate a morire!”
“Non m’importa. Arrangiati,” disse il Re.

Tabagnino ci pensò su, poi chiese:
“Maestà, datemi un cartoccio pieno di calabroni affamati. Così riuscirò a portare via la coperta.”

Il Re glieli fece preparare e gli regalò anche una bacchetta magica, dicendo:
“Ti servirà per attraversare l’acqua. Basta batterla a terra e il mare si aprirà.”

Tabagnino tornò alla casa dell’Uomo Selvatico. Li spiò dalla finestra: erano già a letto. Entrò piano e si nascose sotto il letto. Poi liberò i calabroni sotto le lenzuola.

I calabroni, infastiditi, iniziarono a pungere dappertutto! L’Uomo Selvatico e la moglie saltarono giù urlando e scapparono via. Tabagnino afferrò la coperta e scappò.

Quando l’Uomo Selvatico si affacciò, gridò al suo pappagallo:
“Pappagallo, che ora è?”
E il pappagallo rispose:
“È l’ora che il gobbo Tabagnino porta via la tua bella coperta!”

Infuriato, l’Uomo Selvatico prese la cavalla e lo inseguì, ma Tabagnino arrivò al mare, batté la bacchetta e l’acqua si aprì. Passò dall’altra parte e si richiuse dietro di lui.

Il Re fu felicissimo di ricevere la coperta, ma non si fermò lì.
“Ora voglio la bacchetta del bel tempo!” ordinò.

Tabagnino sospirò e chiese un sacchetto di noci. Quando l’Uomo Selvatico dormiva, salì sul tetto e cominciò a buttarle.
“Senti che grandinata!” disse l’Uomo Selvatico. “Moglie, metti la bacchetta sul tetto!”

Appena la donna la posò, Tabagnino la afferrò e fuggì.
Il pappagallo, ovviamente, rivelò tutto:
“È l’ora che il gobbo Tabagnino ti porta via la bacchetta!”

Anche questa volta Tabagnino scappò sano e salvo.

Il Re, sempre più avido, lo mandò a prendere anche i sacchi di monete, poi la cavalla, poi il pappagallo. Tabagnino riuscì in tutto, con mille astuzie, finché il Re non gli disse:
“Ora portami l’Uomo Selvatico in persona!”

Il gobbo si travestì con un bell’abito, una parrucca bionda e dei baffi finti, così che nessuno potesse riconoscerlo.

Andò nel bosco, dove l’Uomo Selvatico stava lavorando, e gli disse:
“Buongiorno, sono il falegname che costruisce casse da morto. Mi servono delle assi per la bara del gobbo Tabagnino, che è morto.”

L’Uomo Selvatico rise:
“È morto, finalmente! Ti darò io le assi, così potrai fare la cassa!”

Tabagnino costruì la cassa, poi disse:
“Ora devo provare la misura. Il gobbo era pressappoco della vostra statura… volete sdraiarvi un momento dentro?”

L’Uomo Selvatico si sdraiò nella cassa, e Tabagnino inchiodò il coperchio sopra di lui! Poi portò la cassa al palazzo del Re.

Il Re fece radunare tutto il popolo e, in mezzo al prato, bruciarono la cassa. Da quel giorno il regno fu finalmente libero dall’Uomo Selvatico.

Il Re, grato, fece di Tabagnino il suo segretario e lo trattò sempre con grande onore.

E la storia finisce così:
*Lunga la fola, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia.


Morale della storia

Anche chi è piccolo e povero può farcela, se usa la testa e non si arrende mai.
Il coraggio e l’intelligenza valgono più della forza e della ricchezza.

Storia rivisitata dall’originale “Il gobbo Tabagnino (Bologna)” di Italo Calvino

*Nelle tradizioni locali le “fole” erano storie fantastiche raccontate in passato.

~Fine~
Copyright © MondoFavole.it - Riproduzione riservata - Tutti i testi sono originali o classici rivisitati per mondofavole.it, è vietata la riproduzione senza il consenso del suo autore

Ti è piaciuto questo testo?

Clicca sulle stelle per votare!

Media voto 4 / 5. Voti: 1

Nessun voto ancora

Ti è piaciuto questa testo?

Supportaci con un click!

MondoFavole

MondoFavole

"Le fiabe non sono solo storie per bambini, ma anche un modo per gli adulti di ritrovare la propria parte più fanciullesca e di riscoprire la bellezza della vita."

Articoli: 138

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *