C’era una volta un uomo molto povero che aveva tre figli. Un giorno quest’uomo, ormai così malato da non riuscire quasi più a muoversi, chiamò i suoi figli intorno al letto e disse loro:
“Vedete, sto per morire. Non ho nulla da lasciarvi, ma vi prego di essere onesti e di lavorare sempre con impegno, proprio come ho fatto io. Il cielo vi aiuterà.”
Detto questo, chiuse gli occhi e morì. I tre fratelli rimasero soli.
Il più grande disse:
“Andiamo a cercare lavoro, proprio come ci ha consigliato nostro padre.”
Così tutti e tre si misero in cammino per il mondo.
Quando arrivò la sera, si trovarono davanti a un bel palazzo. Bussarono per chiedere un posto dove dormire. Chiamarono, guardarono in giro, ma non videro nessuno. Allora entrarono e trovarono una tavola apparecchiata per tre, piena di cose buone da mangiare. Rimasero un attimo a bocca aperta, finché il maggiore disse:
“Visto che non c’è nessuno, mangiamo. Se poi qualcuno arriva, gli chiederemo il permesso.”
E così mangiarono e bevvero finché furono sazi.
Poi iniziarono a esplorare il palazzo: una stanza aveva un letto con un baldacchino; un’altra aveva un letto con una ghirlanda di fiori sopra; e un’altra ancora aveva un letto con una corona fatta di foglie d’oro.
“Sembrano proprio fatti per noi, questi letti!” dissero. “Andiamo a dormire.”
Si sistemarono ognuno nella propria stanza. Il maggiore disse:
“Mi raccomando, alzatevi presto per ripartire. Io non vi aspetto.”
La mattina seguente il maggiore si svegliò presto e se ne andò senza dire niente: era fatto così.
Quando si svegliò il secondo, vide che il fratello era già partito, così se ne andò anche lui.
Il più piccolo dormiva profondamente. Quando si svegliò tardi, scoprì che i fratelli erano spariti. La tavola, però, era già apparecchiata per la colazione, così mangiò e poi si affacciò a una finestra. Fuori c’era un bellissimo giardino. Decise di scendere a vederlo.
Il più piccolo si chiamava Sandrino, ed era un ragazzo buono e gentile. Girando per il giardino, in fondo a un sentiero vide una grande vasca piena d’acqua. Dall’acqua usciva la testa di una giovane bellissima, ferma lì, immersa fino al collo.
Sandrino chiese:
“Signora, cosa fa lì dentro?”
La giovane rispose:
“È proprio il buon vento che ti porta qui, bravo ragazzo. Sappi che io sono la Regina delle Tre Montagne d’Oro. A causa di un incantesimo, sono costretta a rimanere in quest’acqua finché non trovo qualcuno abbastanza coraggioso da dormire per tre notti di seguito nel palazzo.”
“Se è solo questo,” disse Sandrino, “lo farò io.”
La Regina aggiunse:
“Bene. Se lo farai, dopo tre giorni ti sposerò. Ma bada bene: non devi aver paura se sentirai dei rumori nella notte. Entreranno nella stanza tutte le bestie feroci, ma se resterai fermo e coraggioso, non ti faranno nulla.”
“Non si preoccupi,” rispose Sandrino. “Farò tutto come dice lei.”
Quella sera Sandrino andò a letto. A mezzanotte sentì un rumore fortissimo: erano le bestie feroci che ruggivano.
“Ecco, ci siamo,” mormorò.
Nella stanza entrarono lupi, orsi, aquile, serpenti e moltissime altre bestie terribili, che facevano paura perfino al Diavolo. Girarono dappertutto, perfino dietro al letto. Ma Sandrino rimase immobile e coraggioso. Piano piano, le bestie uscirono dalla stanza e tutto tornò tranquillo.
La mattina seguente Sandrino tornò alla vasca: la Regina era ormai uscita dall’acqua fino alla cintura. Era felice e gli fece molti complimenti.
La sera dopo accadde la stessa cosa: le bestie tornarono a far rumore e a girare per la stanza, ma Sandrino non si mosse. La mattina, la Regina era uscita dall’acqua fino ai polpacci. Lo ringraziò e Sandrino andò a fare colazione tutto contento.
Poi arrivò la terza e ultima notte. Le bestie ruggivano ancora più forte e si avvicinavano al letto più che mai. Ma Sandrino resistette finché non sparirono. La mattina la Regina aveva nell’acqua soltanto i piedi. Sandrino le diede la mano e la aiutò a uscire completamente. Comparvero delle damigelle che fecero una grande festa.
Poi andarono a fare colazione e stabilirono di sposarsi entro tre giorni.
La mattina del matrimonio, la Regina disse a Sandrino:
“Devo dirti una cosa molto importante. Quando sarai inginocchiato davanti all’altare, non devi assolutamente addormentarti, altrimenti io sparirò e non potrai più trovarmi.”
“Ma certo che non mi addormenterò!” rispose Sandrino. “Proprio il giorno del nostro matrimonio!”
E invece, quando arrivarono all’altare, Sandrino fu preso da un sonno improvviso e fortissimo. Si addormentò. La Regina sparì.
Appena si svegliò, Sandrino vide che la Regina non c’era più.
“Oh, povero me!” gridò. Tornò al palazzo e la cercò ovunque, senza trovarla. Allora prese un sacco di soldi e ripartì per il mondo.
Camminò fino a sera, poi entrò in una locanda e chiese al locandiere se avesse visto la Regina delle Tre Montagne d’Oro.
“Io no,” disse l’uomo, “ma io sono quello che comanda tutti gli animali della terra. Ora chiederò a loro.”
Fischiò, ed ecco arrivare cani, gatti, tigri, leoni, scimmie e tanti altri animali.
“Avete visto la Regina delle Tre Montagne d’Oro?” chiese.
“No,” risposero.
Il locandiere disse allora a Sandrino:
“Domani ti manderò da mio fratello, che comanda tutti i pesci. Magari loro sanno qualcosa.”
La mattina Sandrino gli regalò una borsa di soldi e andò dal fratello. Anche costui lo accolse bene e disse:
“Aspetti un momento. Ora chiamo tutti i pesci.”
Fischiò ed ecco arrivare lucci, tinche, anguille, storioni, delfini, balene e molti altri pesci.
“Avete visto la Regina delle Tre Montagne d’Oro?”
“No,” risposero tutti.
Il secondo locandiere disse allora:
“Domani ti darò un biglietto per nostro fratello, il capo di tutti gli uccelli. Forse loro la conoscono.”
Sandrino non vedeva l’ora. Cammina cammina, arrivò alla terza locanda. Il locandiere fischiò e arrivarono galline, civette, barbagianni, fagiani, uccelli del paradiso, falchi… mancava solo l’aquila.
Fischiò di nuovo e l’aquila arrivò dicendo:
“Scusatemi, ero a pranzo alla Corte del Re di Marone: si sposa con la Regina delle Tre Montagne d’Oro.”
A quelle parole Sandrino disperò. Ma il capo degli uccelli disse:
“Tranquillo, vediamo di sistemare tutto.”
E all’aquila:
“Porteresti questo giovane alla Corte del Re di Marone?”
“Subito,” rispose l’aquila, “ma pretende che ogni volta che chiedo acqua, mi dia acqua; quando chiedo pane, mi dia pane; quando chiedo carne, mi dia carne. Altrimenti lo getto in mare.”
Sandrino caricò due ceste di pane, due barili d’acqua e due libbre di carne. L’aquila spiccò il volo con lui in groppa.
Durante il viaggio l’aquila chiedeva pane, acqua o carne, e Sandrino glieli dava sempre. Ma quando erano ancora sopra il mare, l’aquila chiese “carne” e Sandrino non ne aveva più. Così, per non essere gettato in mare, si tagliò un pezzo di gamba e lo diede all’aquila.
Per fortuna, la Regina gli aveva lasciato un unguento magico: se lo spalmò sulla ferita e guarì.
L’aquila lo portò direttamente nella stanza della Regina. Appena si videro, corsero l’uno verso l’altra e si abbracciarono. Dopo aver raccontato tutto, la Regina portò Sandrino dal Re di Marone e disse che lui era il suo liberatore e il suo vero marito. Il Re, che era giusto e buono, accettò e diede loro il permesso di sposarsi. Le nozze durarono un mese e una settimana.
Morale della storia
Chi è coraggioso, sincero e non si arrende mai, riesce sempre a ritrovare ciò che ama, anche quando sembra impossibile.
Storia tratta dall’originale di Italo Calvino “La Regina delle Tre Montagne d’Oro (Bologna)”








